Nata a Siena nel 1347, fu favorita fin dalla prima infanzia di straordinarie grazie che le permisero di compiere, sulla via spirituale tracciata da S. Domeico, un rapido cammino tra preghiera, austerità ed opere di carità. Aveva vent'anni quando Cristo le manifesto' la sua predilezione attraverso il mistico simbolo dell'anello sponsale. Era il coronamento di un'intimità maturata nel nascondimento e nella contemplazione, grazie alla costante permanenza, pur al di fuori delle mura di un monastero, entro quella spirituale dimora che ella amava chiamare "la cella interiore". Il silenzio di questa cella, rendendola dolcissima alle divine aspirazioni, potè coniugarsi ben presto con operosità apostolica che ha dello straordinario. La missione che Dio le affida è quella di impegnarsi nel mondo per la pace e la salvezza degli uomini e tutta la sua vita sarà dedicata al raggiungimento di questi obiettivi oltre che alle opere di carità e all'assistenza dei malati e dei bisognosi. "Ogni uomo porta l'impronta del Creatore e tanto basterebbe perchè gli si dovesse profondo rispetto". L'esordio nel ruolo di "messaggera di pace" Caterina lo ebbe innanzitutto nella sua città, Siena, che, come molte citta' nell'Italia del XIV secolo, viveva una situazione sociale alquanto difficile e travagliata; vi erano infatti cruente lotte tra fazioni rivali, facenti spesso capo apotenti famiglie che si contendevano il predominio della città.
La sua fama di "donna di pace" ben presto si estese anche fuori le mura di Siena e la sua opera pacificatrice raggiunse anche i sovrani europei quali Carlo V di Francia, Carlo di Durazzo, Elisabetta di Ungheria. Ludovico il Grande di Ungheria e di Polonia, Giovanna di Napoli. Additando "Cristo Crocefisso e Maria Dolce" ai contendenti, ella mostrava che, per una società ispirata ai valori cristiani, mai poteva darsi motivo di contesa tanto grave da far preferire " il ricorso alla ragione delle armi piuttosto che alle armi della ragione". Ben sapendo che a tale conclusione non si poteva efficacemente pervenire se gli animi non erano stati prima plasmati dal vigore stesso del Vangelo. Infatti nelle lettere ai politici suoi contemporanei, ricordava sempre che che il potere di governare la città è un potere prestato da Dio. Ai re ricordava che non potevano governare come se il regno fosse loro proprietà bensì con la chiara consapevolezza di dover render conto a Dio della gestone del potere assumendosi il compito di mantenervi "la santa e vera giustizia, facendosi padri dei poveri" - "L'esercizio della sovranità non puo' essere disgiunto da quello della carità, che è insieme anima della vita personale e della responsabilità politica" . La politica per Caterina è buona amministrazione della cosa pubblica finalizzata ad ottenere il bene comune e per far questo il buon amministratore deve ispirarsi direttamente a Gesù Cristo che rappresenta l'esempio più alto della giustizia.
Senza la giustizia non c'e' pace e se manca la pace viene meno il presupposto che sta alla base della crescita sociale e morale di uno Stato. Caterina interpretava la carità cristiana in modo operativo e concreto, infatti era solita frequentare giornalmente l'ospedale senese portando assistenza e conforto ai ricoverati; ella vedeva in ogni ammalato un'anima da salvare e dedicava le sue cure ai corpi "per conquistarne l'anima". Letteralmente Caterina è un caso singolare. Non era mai andata a scuola, nè sapeva leggere e scrivere se non forse molto tardi ed imperfettamente. Eppure ha dettato un complesso di scritti, che ne fanno un classico di notevole rilievo nella letteratura del '300 e tra gli scrittori mistici; e tale è stato il suo ruolo negli sviluppi della storia della Chiesa ed il suo approfondimento dottrinale del messaggio rivelato da meritarle il titolo di "dottore della Chiesa" conferitole dal Papa Paolo VI il 4 ottobre 1970. Sono rimaste di lei 381 "lettere" dirette ad ogni genere di persone, umili e grandi. E'un epistolario di ricca spiritualità, specchio di un'anima che vive intensamente ciò che esprime; vi traspare una costante passione per l'uomo di Dio e peccatore, per Cristo redentore e "per la Chiesa che è il Campo in cui il Salvatore fa fruttificare il tesoro del suo Sangue nella salvezza dell'uomo". Vive in esse uno spirito sensibile a tutti i travagli dell'umanità, una fede che arroventa la parola nel denunziare i vizi, ma addolcisce fino alla tenerezza nell'ammonire i tiepidi e nel sollevare i deboli.