Oggi tutta la storia ci appare come un secolare piano di scorrimento di successive migrazioni di popoli: da una parte la ricerca dell'identità e dei radicamenti conduce a chiedersi se e quando si possa dichiarare una terra propria di un popolo, dall'altra si deve concludere che nessuno può davvero definirsi "da sempre" padrone di una terra e l'autoctonia è solo un mito. La nostra storiografia isola e dilata uno spezzone storico, peraltro di lunga durata (più di un millenio tra II e XV secolo) in cui le migrazioni di popoli si sono succedute in modo più denso e tumultuoso attraverso lo spazio eurasiatico. In realtà, vi erano state migrazioni prima, vi sarebbero state migrazioni più tardi. Mutano i referenti, ma il viaggio continua.
Il ventre dei nomadi è sempre fecondo. La mostra propone in successione storica un "viaggio" all'interno di un arco di tempo che è molto ampio. Si tratta di avvenimenti noti e meno noti, personaggi famosi eppure sconosciuti al grande pubblicom, presentazione di luoghi che furono teatri di quegli eventi che hanno costruito la realtà anche odierna.