Nella lettera era scritto: “Papa Silvestro, il servo di Dio, manda la sua benedizione al sovrano degli Ungheresi. Concediamo mandiamo e doniamo, per la potenza che abbiamo ricevuto da Santo Iddio e dai Santi Apostoli, tutto quello che ci hai chiesto unito anche alla nostra benedizione. Vi mando la corona del Re insieme al titolo regale apostolico e vi concedo di erigere l’arcidiocesi di Esztergom e gli altri episcopati. Oltre a questo, per il potere derivante dalla nostra dignità apostolica concediamo e preghiamo che tu e tutti i tuoi successori degni e legittimi, chiunque essi siano, portino sempre innanzi a loro la Croce come simbolo apostolico. Come compete ad un re apostolico, Tu e i tuoi successori siete liberi di decidere, di amministrare la giustizia, di decretare in luogo Nostro tutte le disposizioni relative alla Chiesa sia nel presente sia nel futuro, nell’ambito della vostra Patria. Roma anno 1000 del Signore, ventisettesimo giorno del mese di Marzo.”

Così la sacra corona partì per la sua strada verso l’Ungheria e da Roma l’accompagnarono schiere di Angeli e Santi in cielo, scacciando tutte le nubi, le tempeste e le piogge dalla via. Ovunque andasse la compagnia custode della Corona, d’improvviso tutt’intorno la natura rifioriva. I fiori sbocciavano ai lati della via, anche quando percorsero i sentieri dei monti ancora coperti dalla neve. Ma molti altri miracoli accompagnarono il cammino della Corona: le mucche dei popoli che costeggiavano la via intrapresa, fornivano il doppio del latte; ogni pecora partorì tre agnelli, e i pascoli, i campi di grano,i campi arati,e i frutteti produssero dieci volte tanto. Vedendo questi miracoli il popolo s’inginocchiava accanto alla strada. Tutti i popoli benedissero il Signore nella propria lingua, dalla città di Roma fino alla terra degli Ungheresi.

Mostra “Stefano d'Ungheria. Fondatore dello stato e apostolo della nazione

La XXXI edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli presenta ad un pubblico italiano, ma anche internazionale, la mostra “ Stefano d'Ungheria. Fondatore dello stato e apostolo della nazione”, ovvero l'esemplare vicenda di “integrazione” nella nuova Europa di un popolo per il tramite della virtù e della grazia divina concessa al suo sovrano. Si tratta di una storia che avviene nel decisivo e misterioso contesto dell'Anno Mille, in un momento di rara unità spirituale tra il Papato ed l'Impero, ma il visitatore attento coglierà che questa storia focalizza non un passato remoto dell'Europa, ma il suo unico possibile futuro, il suo destino. La mostra percorre le origini delle popolazioni magiare ed i loro tentativi di insediamento nel contesto europeo nel X secolo. La vicenda personale di Stefano diviene il destino del suo popolo nel contesto di grandi figure di santi quali Sant'Adalberto e San Gerardo. Se profondo desiderio dei predecessori di Stefano era quello di garantire la continuità delle proprie genuine tradizioni e l'irripetibile specifica particolarità del proprio popolo nell'inevitabile processo di integrazione europea allora in atto, questo desiderio si realizzò solo nel contesto dell'Europa cristiana, nella conversione personale del sovrano e del popolo. Un'Europa profondamente certa dei fondamenti della propria identità accoglieva senza particolari condizioni e problemi nel consesso delle nazioni, un giovane e fino ad allora bellicoso popolo. Memoria vivente del suo popolo Santo Stefano viene celebrato il 20 di agosto e rappresenta la festa nazionale dell'attuale stato ungherese. Anche tramite questa breve guida auspichiamo che la mostra su Santo Stefano, ricca dei temi e dei suggerimenti della nazione ungherese, offra a tutti l'occasione di una riflessione sull'attuale dibattito sul destino del nostro amato continente.

“…Poiché comprendo che ogni cosa creata dalla volontà di Dio e ordinata dal suo chiaro piano provvidenziale vive in virtù di una ragione, tanto nei cieli quanto nelle regioni della terra; e poiché ho avuto modo di constatare che tutte le cose concesse dalla grazia di Dio per l’utilità e la dignità della vita (gli ordini: regale, consolare, comitale, episcopale nonchè le altre dignità) sono distribuite e riunite in parte per volontà di Dio e per divina istituzione, in parte per legge civile e anche per deliberazioni degli uomini nobili e anziani; e poiché so per certo che ogni ordine sulla terra, di qualunque rango esso sia, da disposizioni e suggerimenti non solo ai propri subordinati, agli amici e ai servi, ma anche ai figli, non trovo alcun male figlio carissimo, nel donarti, mentre sono ancora in vita insegnamenti, consigli e suggerimenti, grazie ai quali tu possa far diventare bella la tua condotta di vita e quella dei tuoi sudditi, allorché, per concessione della sovrana potestà, tu regnerai dopo di me…” - (dal prologo delle Esortazioni ai figlio)